CIR INVESTIGAZIONI: QUANDO UN’AGENZIA INVESTIGATIVA NASCE DALL’ESPERIENZA SUL CAMPO
Non tutte le agenzie investigative nascono nello stesso modo.
Esistono strutture che entrano nel mercato dell’investigazione privata attraverso un percorso prevalentemente imprenditoriale. Altre sviluppano progressivamente competenze specialistiche attraverso anni di attività.
Esistono poi realtà la cui origine professionale precede la stessa nascita dell’azienda.
CIR Investigazioni appartiene a quest’ultima categoria.
La sua storia non nasce dall’idea di aprire semplicemente un’agenzia investigativa.
Nasce dall’incontro di persone che avevano già costruito, prima dell’esperienza nel settore privato, un importante patrimonio professionale nell’attività investigativa, nell’osservazione, nella raccolta delle informazioni e nella lettura di scenari complessi.
Esperienze maturate nell’Arma dei Carabinieri e nei Servizi AISI, oggi appartenenti al passato professionale di personale in quiescenza, hanno contribuito alla formazione di quel patrimonio di conoscenze che successivamente è stato trasferito, con strumenti e limiti completamente diversi, nell’investigazione privata.
È una distinzione fondamentale.
Perché l’esperienza precedente non attribuisce all’investigatore privato poteri pubblici, prerogative istituzionali o accessi privilegiati.
Attribuisce qualcosa di differente e probabilmente più importante per il cliente:
un metodo di ragionamento investigativo.
UN’AGENZIA INVESTIGATIVA NON SI MISURA DAL NUMERO DI SERVIZI CHE VENDE
Navigando sui siti delle agenzie investigative è frequente incontrare lunghissimi cataloghi.
Infedeltà.
Controlli.
Rintracci.
Indagini patrimoniali.
Investigazioni aziendali.
Bonifiche.
Informazioni.
Recupero crediti.
Investigazioni assicurative.
Ma la quantità di servizi descritti non dice necessariamente nulla sulla qualità dell’investigazione.
Una vera struttura investigativa dovrebbe essere valutata partendo da altre domande.
Chi analizzerà il problema?
Con quale esperienza?
Come verrà progettata l’indagine?
Quali informazioni verranno considerate attendibili?
Come saranno verificate?
Come verranno documentate?
E soprattutto: il professionista sarà capace di distinguere un sospetto da un fatto?
È in queste domande che si trova la differenza tra la semplice esecuzione di un servizio e l’attività investigativa professionale.
PRIMA DELL’AGENZIA ESISTEVA GIÀ L’INVESTIGATORE
Nel caso CIR questo aspetto assume un significato particolare.
Il nucleo professionale dal quale si è sviluppata la società porta con sé esperienze pregresse maturate in contesti nei quali l’osservazione, l’analisi delle informazioni, l’attività investigativa e la verifica dei fatti non rappresentavano discipline teoriche.
Erano lavoro quotidiano.
Una parte di questo background deriva dall’Arma dei Carabinieri.
Un’altra da esperienze maturate nei Servizi AISI.
Si tratta oggi di esperienze appartenenti al passato professionale di personale in quiescenza e che non comportano, naturalmente, alcuna attuale appartenenza o prerogativa istituzionale.
Questa precisazione non indebolisce il valore del percorso.
Al contrario, ne chiarisce correttamente il significato.
Ciò che viene trasferito dall’esperienza pubblica all’investigazione privata non sono i poteri.
È la cultura dell’indagine.
COSA SIGNIFICA AVERE UNA CULTURA INVESTIGATIVA
L’investigazione non consiste semplicemente nel trovare informazioni.
Quella è spesso la parte più semplice.
La difficoltà consiste nel comprenderne il significato.
Un investigatore può conoscere un indirizzo.
Ma deve stabilire se sia attuale.
Può individuare una relazione tra due soggetti.
Ma deve capire se quella relazione sia realmente significativa.
Può acquisire una fotografia.
Ma deve verificarne origine, data e contesto.
Può ascoltare una dichiarazione.
Ma deve confrontarla con gli altri elementi disponibili.
Può individuare un’anomalia.
Ma non dovrebbe trasformarla automaticamente in una responsabilità.
Questo tipo di ragionamento viene costruito attraverso esperienza, errori, confronto con situazioni differenti e migliaia di verifiche effettuate sul campo.
È quello che comunemente viene definito know-how.
Ma nel settore investigativo il know-how possiede un significato molto concreto:
sapere dove guardare, sapere cosa cercare e soprattutto sapere quando ciò che si è trovato non è ancora sufficiente.
DALL’ESPERIENZA ISTITUZIONALE ALL’INVESTIGAZIONE PRIVATA
L’investigazione privata opera all’interno di un quadro completamente differente rispetto all’attività delle Forze dell’Ordine o degli organismi dello Stato.
Un investigatore privato non è un pubblico ufficiale.
Non dispone di poteri coercitivi.
Non può imporre dichiarazioni.
Non effettua sequestri.
Non può accedere abusivamente a dati o luoghi.
Non dispone delle prerogative proprie dell’Autorità.
Eppure alcune competenze maturate durante precedenti esperienze professionali conservano un enorme valore.
La capacità di osservazione.
La disciplina nell’acquisizione dell’informazione.
La verifica della fonte.
L’attenzione alla cronologia.
La capacità di formulare ipotesi alternative.
La ricerca degli elementi che possono confermare una ricostruzione e, altrettanto importante, di quelli che potrebbero smentirla.
La costruzione progressiva di un quadro informativo.
È questo patrimonio metodologico che può essere trasferito legittimamente nel settore privato.
Non i poteri dell’istituzione.
Il modo di pensare dell’investigatore.
IL BACKGROUND OPERATIVO DA SOLO NON BASTA
Anche questo, però, sarebbe insufficiente.
Il settore investigativo è profondamente cambiato.
Sono cambiate le norme.
È cambiata la tutela dei dati personali.
Sono cambiati gli strumenti tecnologici.
Sono cambiate le modalità attraverso le quali vengono prodotte e conservate le informazioni.
È cambiato il modo di utilizzare una relazione investigativa in un procedimento civile, penale, lavoristico o assicurativo.
È cambiato soprattutto il cliente.
Una grande azienda, una compagnia assicurativa, uno studio legale strutturato o una funzione antifrode non chiedono semplicemente di “fare un’indagine”.
Pretendono metodo, comprensibilità, tracciabilità, rispetto delle procedure e una rappresentazione professionale delle risultanze.
Per questo l’esperienza operativa deve essere continuamente aggiornata attraverso lo studio.
FORMAZIONE ACCADEMICA E ALTA FORMAZIONE: L’INVESTIGATORE MODERNO DEVE CONTINUARE A STUDIARE
Un errore frequente consiste nel considerare l’esperienza e la formazione come due alternative.
Non lo sono.
L’esperienza insegna a leggere la realtà.
La formazione consente di interpretarla utilizzando strumenti aggiornati.
Nel tempo i vertici CIR hanno affiancato al background operativo percorsi accademici e attività di alta formazione professionale, anche in ambito universitario.
Non come elemento ornamentale da inserire su un biglietto da visita.
Ma perché chi svolge investigazioni oggi deve confrontarsi contemporaneamente con diritto, procedura, tecnologie, analisi documentale, criminologia, intelligence delle fonti aperte, protezione dei dati e nuove forme di frode.
Un investigatore può possedere trent’anni di esperienza.
Ma se smette di studiare rischia progressivamente di investigare il presente con gli strumenti del passato.
Al contrario, una formazione accademica priva di esperienza operativa può produrre una grande conoscenza teorica ma una capacità limitata di interpretare ciò che accade realmente sul territorio.
Il valore nasce dall’incontro delle due componenti:
esperienza + formazione.
KNOW-HOW ED EXPERTISE: DUE PAROLE ABUSATE, MA UNA DIFFERENZA CONCRETA
Nel linguaggio aziendale termini come know-how ed expertise vengono utilizzati continuamente.
Nel settore investigativo dovrebbero essere impiegati con maggiore prudenza.
Il know-how non consiste semplicemente nel sapere eseguire una determinata attività.
È il patrimonio di conoscenze accumulato attraverso anni di casi differenti.
L’expertise rappresenta invece la capacità di applicare quel patrimonio a un problema nuovo.
È la differenza tra conoscere una procedura e sapere quando quella procedura sia realmente utile.
Tra sapere effettuare un sopralluogo e comprendere quale particolare del luogo possa modificare la lettura di una dinamica.
Tra conoscere le tecniche OSINT e sapere distinguere una correlazione significativa da una coincidenza digitale.
Tra leggere un documento e individuare l’elemento che non coincide con gli altri atti del fascicolo.
È qui che vent’anni di attività non possono essere ridotti alla semplice anzianità aziendale.
Diventano patrimonio investigativo.
L’INVESTIGATORE ESPERTO NON È QUELLO CHE SOSPETTA DI TUTTO
Esiste un equivoco culturale attorno alla figura dell’investigatore.
Si immagina spesso che maggiore sia la sua esperienza, maggiore debba essere la capacità di individuare qualcosa di illecito.
Non necessariamente.
La vera esperienza produce anche l’effetto contrario.
Insegna prudenza.
Chi ha analizzato molti casi comprende quanto sia facile costruire una spiegazione apparentemente perfetta attraverso elementi che, singolarmente, sembrano significativi.
E comprende altrettanto bene quanto sia necessario cercare riscontri indipendenti.
L’investigatore professionale non dovrebbe chiedersi:
“Come posso dimostrare che la mia ipotesi è corretta?”
Dovrebbe chiedersi:
“Quali elementi potrebbero dimostrare che la mia ipotesi è sbagliata?”
È questo passaggio a separare un’attività investigativa da una semplice attività di conferma del sospetto.
IL METODO CIR: PRIMA I FATTI, POI LA VALUTAZIONE
Questo principio è diventato progressivamente centrale nell’approccio CIR.
Prima vengono acquisiti gli elementi.
Poi vengono verificati.
Successivamente vengono correlati.
Soltanto alla fine vengono valutati.
Può sembrare la sequenza più ovvia.
Nella pratica non sempre lo è.
Quando un cliente arriva con una convinzione già formata, la tentazione può essere quella di cercare soltanto informazioni che la confermino.
Il compito dell’investigatore dovrebbe invece essere quello di mantenere l’indagine aperta anche alle ipotesi alternative.
Se gli elementi confermano il sospetto, devono essere documentati.
Se lo ridimensionano, devono essere ugualmente rappresentati.
Se non consentono una conclusione, il limite dell’indagine deve essere dichiarato.
Questa non è debolezza investigativa.
È affidabilità.
PERCHÉ QUESTO APPROCCIO CONTA ANCORA DI PIÙ NELLE INDAGINI AZIENDALI E ASSICURATIVE
Quando il cliente è una grande organizzazione, una conclusione investigativa può produrre conseguenze importanti.
Può incidere su un rapporto di lavoro.
Su una controversia.
Su una decisione liquidativa.
Su un recupero patrimoniale.
Su un procedimento giudiziario.
Su una segnalazione antifrode.
In questi scenari un’indagine non può essere semplicemente suggestiva.
Deve essere utilizzabile.
Per questo l’esperienza degli operatori deve trasformarsi in un prodotto professionale capace di dialogare con responsabili Claims, uffici Antifrode, Legal, Risk Management e vertici aziendali.
Il destinatario deve poter comprendere immediatamente:
cosa è stato accertato;
come è stato accertato;
quale fonte sostiene l’informazione;
quali elementi convergono;
quali elementi divergono;
quali aspetti non è stato possibile verificare.
L’investigazione diventa così parte di un processo decisionale più ampio.
NON BASTA AVERE INFORMAZIONI: BISOGNA SAPERLE RESTITUIRE
Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda la relazione investigativa.
Un’indagine può essere stata eseguita correttamente e produrre comunque poco valore se viene raccontata male.
Decine di pagine cronologiche non necessariamente aiutano chi deve assumere una decisione.
Una documentazione fotografica priva di contestualizzazione può essere difficile da interpretare.
Una lunga raccolta di dati non correlati può obbligare il cliente a svolgere nuovamente l’analisi.
Per questo anche il reporting fa parte dell’investigazione.
Un documento professionale deve distinguere:
fatto;
dichiarazione;
documento;
riscontro;
anomalia;
valutazione investigativa.
E deve permettere al lettore di comprendere il percorso che conduce alla conclusione.
La conclusione non dovrebbe chiedere fiducia all’investigatore. Dovrebbe essere verificabile attraverso le evidenze che la sostengono.
DAL SOPRALLUOGO ALL’OSINT: GLI STRUMENTI CAMBIANO, IL METODO RESTA
Oggi l’investigazione utilizza strumenti che vent’anni fa erano marginali o inesistenti.
Fonti aperte.
Social network.
Banche dati.
Metadati.
Geolocalizzazioni.
Analisi relazionali.
Documenti digitali.
Intelligenza artificiale.
Ma uno strumento non sostituisce il metodo.
Una sofisticata ricerca OSINT eseguita senza comprendere il contesto può produrre conclusioni peggiori di un semplice sopralluogo.
Un algoritmo può individuare una relazione tra persone che non ha alcun significato investigativo.
Una fotografia pubblicata online può essere stata realizzata anni prima.
Una sede societaria può esistere formalmente senza essere realmente operativa.
Una persona può risultare collegata a una società senza esercitare alcuna funzione effettiva.
L’investigatore deve quindi mantenere la capacità di collegare mondo digitale e mondo reale.
Ed è ancora una volta l’esperienza sul campo a fare la differenza.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN NUOVO STRUMENTO, NON UN NUOVO INVESTIGATORE
L’intelligenza artificiale rappresenta probabilmente una delle più grandi trasformazioni del settore.
Può analizzare migliaia di documenti.
Individuare ricorrenze.
Confrontare cronologie.
Organizzare informazioni.
Segnalare incongruenze.
Ma non modifica il principio fondamentale dell’indagine.
L’AI può indicare dove guardare.
L’investigatore deve stabilire cosa significhi ciò che ha trovato.
Può individuare una possibile anomalia.
L’operatore deve verificarla.
Può costruire rapidamente una correlazione.
Il professionista deve comprenderne l’effettiva rilevanza.
La tecnologia aumenta quindi enormemente la capacità investigativa quando viene affidata a chi possiede già metodo ed esperienza.
Senza queste componenti rischia soltanto di produrre errori più velocemente.
PERCHÉ IL BACKGROUND PROFESSIONALE CONTA QUANDO SI SCEGLIE UN’AGENZIA INVESTIGATIVA
Quando un privato o un’azienda deve scegliere un’agenzia investigativa, il prezzo rappresenta inevitabilmente un elemento della decisione.
Ma non dovrebbe essere il primo.
Prima bisognerebbe chiedersi quale patrimonio professionale esista dietro quella struttura.
Da quanto tempo opera?
Chi progetta le indagini?
Quale esperienza possiede?
Esiste una cultura giuridica?
Esiste formazione continua?
Come vengono documentate le attività?
Come viene gestita la riservatezza?
Il professionista distingue ciò che può fare da ciò che non può fare?
È capace di spiegare al cliente che un determinato accertamento non è possibile o non sarebbe utile?
Sono domande che difficilmente entrano in un listino.
Eppure definiscono il valore reale del servizio.
CIR NON NASCE COME SEMPLICE CONTENITORE COMMERCIALE DI SERVIZI INVESTIGATIVI
La differenza che CIR intende preservare è proprio questa.
La società non nasce dall’assemblaggio progressivo di un catalogo di servizi.
Il catalogo viene dopo.
Prima esiste il patrimonio professionale delle persone.
Esperienze investigative maturate prima della nascita dell’azienda.
Know-how consolidato successivamente in oltre vent’anni di attività privata.
Confronto quotidiano con avvocati, imprese, compagnie assicurative, professionisti e committenti strutturati.
Formazione accademica.
Alta formazione.
Aggiornamento professionale.
Tecnologia.
E soprattutto migliaia di situazioni reali nelle quali è stato necessario distinguere ciò che appariva da ciò che poteva essere realmente dimostrato.
È questa combinazione che genera expertise.
NON ESISTE L’INVESTIGATORE INFALLIBILE
Un’organizzazione professionale dovrebbe avere anche la capacità di dichiararlo.
Non tutte le indagini raggiungono il risultato sperato.
Non tutte le informazioni sono accessibili.
Non tutti i soggetti collaborano.
Non tutti i sospetti trovano conferma.
Non tutte le anomalie diventano evidenze.
Un investigatore che garantisce anticipatamente il risultato dovrebbe generare più domande che fiducia.
L’esperienza non consiste nel promettere che qualcosa verrà trovato.
Consiste nel costruire le migliori condizioni professionali e legittime per verificare se quell’elemento esista realmente.
È una differenza enorme.
L’AGENZIA INVESTIGATIVA DEL FUTURO SARÀ SEMPRE PIÙ UNA STRUTTURA DI ANALISI
Probabilmente nei prossimi anni diminuirà il valore delle informazioni semplicemente reperibili.
Aumenterà invece il valore della capacità di verificarle.
L’informazione è diventata abbondante.
Ciò che manca è spesso la capacità di stabilire quale informazione sia vera, attuale, pertinente e utile.
Per questo l’investigatore del futuro dovrà possedere contemporaneamente:
esperienza operativa;
competenza giuridica;
capacità analitica;
cultura digitale;
conoscenza delle fonti aperte;
comprensione della tecnologia;
capacità di documentazione;
e soprattutto giudizio.
È una professione che diventerà più tecnologica.
Ma proprio per questo avrà ancora più bisogno di persone capaci di ragionare.
DAL BACKGROUND ALLA RESPONSABILITÀ
Avere alle spalle esperienze importanti non dovrebbe essere utilizzato per costruire un mito.
Dovrebbe aumentare la responsabilità.
Un investigatore esperto sa quanto una relazione possa incidere sulla vita di una persona, su un’azienda o su una controversia.
Sa che una parola eccessivamente assertiva può trasformare un’ipotesi in qualcosa che il lettore percepirà erroneamente come fatto.
Sa che un’immagine deve essere contestualizzata.
Sa che una fonte deve essere verificata.
Sa che anche un dato corretto può essere interpretato in maniera sbagliata.
Per questo esperienza e prudenza non sono opposti.
La prudenza è spesso il prodotto dell’esperienza.
CIR INVESTIGAZIONI: ESPERIENZA, FORMAZIONE E METODO
CIR ha costruito la propria identità su tre componenti che non dovrebbero essere separate.
La prima è il background operativo maturato dalle persone che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo della struttura.
La seconda è il know-how accumulato attraverso oltre vent’anni di investigazione privata.
La terza è l’aggiornamento continuo, attraverso formazione accademica, alta formazione professionale, studio e confronto con l’evoluzione normativa e tecnologica.
Nessuna di queste componenti, isolatamente, sarebbe sufficiente.
Insieme formano un metodo.
Ed è probabilmente questo il modo più corretto per descrivere oggi la differenza tra una semplice offerta di servizi investigativi e una struttura che ha fatto dell’investigazione il proprio patrimonio professionale.
COME SCEGLIERE UNA VERA AGENZIA INVESTIGATIVA PROFESSIONALE
Prima di affidare un incarico può essere utile verificare alcuni elementi.
Non soltanto la presenza dell’autorizzazione prevista dalla normativa, che rappresenta naturalmente un requisito imprescindibile.
Ma anche la storia della struttura.
L’esperienza di chi la dirige.
La capacità di spiegare chiaramente limiti e possibilità dell’indagine.
Il livello di formazione.
La qualità della documentazione prodotta.
La capacità di operare con soggetti professionali e organizzazioni complesse.
La riservatezza.
La trasparenza economica.
E soprattutto il metodo.
Perché tecnologie e strumenti possono essere acquistati.
Il patrimonio investigativo richiede anni per essere costruito.
CONCLUSIONE: UN’AGENZIA INVESTIGATIVA È FATTA PRIMA DI TUTTO DALLE PERSONE
Un marchio può essere creato rapidamente.
Un sito può essere costruito in pochi giorni.
Una tecnologia può essere acquistata.
Un servizio può essere copiato.
Il know-how no.
È il risultato di anni di attività, casi differenti, formazione, confronto, errori corretti, tecniche perfezionate e decisioni assunte sul campo.
CIR Investigazioni nasce da questa idea.
Non presentarsi semplicemente come un’agenzia che offre investigazioni.
Ma come una struttura nella quale il valore dell’attività deriva innanzitutto dalle persone che la compongono e dal patrimonio professionale che queste persone hanno costruito prima e dopo la nascita dell’azienda.
Il passato nell’Arma dei Carabinieri e nei Servizi AISI appartiene alla storia professionale di alcune delle figure dalle quali CIR ha avuto origine.
La formazione accademica e l’alta formazione appartengono al percorso attraverso il quale tale esperienza continua ad aggiornarsi.
Oltre vent’anni di attività privata rappresentano il terreno sul quale quelle competenze sono state adattate alle esigenze di privati, imprese, professionisti e mercato assicurativo.
Tre dimensioni differenti.
Un unico principio:
prima della tecnologia, prima del servizio e prima della relazione investigativa viene la qualità di chi è chiamato a comprendere i fatti.
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