Il sinistro apparentemente regolare: dove comincia davvero l’analisi antifrode
Il sinistro apparentemente regolare: dove comincia davvero l’analisi antifrode
La regolarità formale di una richiesta di risarcimento non coincide necessariamente con la sua piena coerenza investigativa. È nello spazio tra ciò che viene dichiarato, ciò che viene documentato e ciò che può essere realmente verificato che prende forma l’analisi antifrode assicurativa.
Nel settore assicurativo esistono fascicoli che attirano immediatamente l’attenzione e altri che, almeno in apparenza, non presentano particolari elementi di criticità.
Una denuncia completa, una dinamica plausibile, fotografie dei danni, documentazione sanitaria, dichiarazioni testimoniali e una successione temporale apparentemente ordinata possono restituire l’immagine di un sinistro perfettamente lineare.
Ed è proprio qui che l’analisi antifrode diventa più complessa.
Perché il problema non consiste soltanto nell’individuare ciò che appare anomalo.
Consiste soprattutto nel verificare se tutti gli elementi disponibili appartengano realmente alla stessa storia.
La differenza tra documentazione e prova di coerenza
Uno dei fraintendimenti più frequenti nella lettura di un fascicolo consiste nel considerare la quantità dei documenti come equivalente alla qualità probatoria della richiesta.
Non è necessariamente così.
Un fascicolo può essere documentalmente ricco e investigativamente debole. Allo stesso modo, una pratica inizialmente povera di elementi può acquisire progressivamente una struttura estremamente coerente attraverso riscontri indipendenti.
L’analisi antifrode assicurativa non dovrebbe quindi limitarsi a censire i documenti presenti.
Deve metterli in relazione.
Una fotografia deve essere compatibile con il danno descritto.
Il danno deve essere compatibile con la dinamica denunciata.
La dinamica deve risultare compatibile con lo stato dei luoghi.
Le dichiarazioni devono trovare riscontro nella cronologia.
La cronologia deve poter convivere con gli eventuali dati tecnici disponibili.
E le persone indicate nel fascicolo devono poter essere collocate, per quanto concretamente verificabile, all’interno dello scenario rappresentato.
È questa concatenazione che attribuisce forza a un fascicolo.
Non il singolo elemento considerato isolatamente.
L’antifrode comincia dalla relazione tra i dati
La vera attività analitica inizia quando il documento smette di essere osservato come oggetto autonomo e viene confrontato con gli altri elementi del sinistro.
Una dichiarazione testimoniale, ad esempio, può apparire perfettamente plausibile nella sua formulazione.
La domanda investigativa, però, è diversa.
Il testimone poteva trovarsi in quella posizione?
Da quel punto era possibile osservare ciò che viene riferito?
La cronologia dichiarata è compatibile con gli altri elementi acquisiti?
Esistono rapporti personali, professionali o di altra natura tra i soggetti che possano assumere rilevanza nella valutazione complessiva?
La narrazione conserva la propria linearità quando viene confrontata con elementi esterni alla dichiarazione stessa?
Il metodo cambia completamente.
Non si cerca necessariamente una contraddizione.
Si verifica una coerenza.
Dinamica, luoghi e danni devono parlare la stessa lingua
Lo stato dei luoghi rappresenta uno degli aspetti più sottovalutati nell’analisi di molti sinistri.
La carreggiata, gli spazi disponibili, la presenza di intersezioni, ostacoli visivi, sensi di marcia, accessi, aree di sosta e la conformazione complessiva dello scenario possono confermare una dinamica oppure introdurre interrogativi che il solo fascicolo documentale non sarebbe in grado di evidenziare.
Lo stesso principio vale per i veicoli.
Non è sufficiente rilevare che un danno esiste.
Occorre interrogarsi sulla sua collocazione, sulla sua morfologia e sulla compatibilità con il meccanismo di collisione rappresentato.
Non si tratta di sostituire valutazioni tecniche riservate ad altre professionalità.
Si tratta di verificare se il quadro investigativo mantenga una propria coerenza logica.
Un sinistro credibile è normalmente un sistema nel quale persone, tempi, luoghi, veicoli e documenti convergono.
Quando questa convergenza viene meno, nasce l’esigenza dell’approfondimento.
Il tempo è un elemento investigativo
Nel fascicolo assicurativo il tempo non è soltanto una data.
È una sequenza.
Orario dell’evento, primo contatto, eventuale intervento di terzi, denuncia, richiesta di assistenza sanitaria, produzione fotografica, comunicazioni, testimonianze, disponibilità dei veicoli e successive attività costituiscono una cronologia che deve essere osservata nel suo insieme.
Talvolta è proprio la successione degli eventi a fornire la chiave di lettura.
Non perché una difformità temporale rappresenti automaticamente una frode, ma perché può indicare il punto nel quale la ricostruzione necessita di un riscontro ulteriore.
L’analisi seria evita automatismi.
Una discrasia è un dato da spiegare.
Non una sentenza.
Il dato telematico non è un semaforo automatico
La crescente disponibilità di dati provenienti da dispositivi telematici ha introdotto nel settore assicurativo informazioni di straordinaria utilità.
Ma anche questi dati richiedono interpretazione.
Presenza o assenza di determinate registrazioni, geolocalizzazione, sequenze temporali e parametri tecnici devono essere letti all’interno del contesto complessivo del sinistro.
Trasformare automaticamente un dato telematico in una conclusione positiva o negativa significa perdere proprio quella capacità di analisi che rende utile l’informazione.
Il dato tecnico è tanto più forte quanto più riesce a dialogare con le altre evidenze.
Quando telematica, dichiarazioni, stato dei luoghi, documentazione e compatibilità materiale convergono, il quadro acquisisce consistenza.
Quando divergono, individuano invece il punto preciso nel quale approfondire.
Anche ciò che manca è informazione
Uno dei passaggi più delicati dell’attività antifrode riguarda gli elementi che non è stato possibile acquisire.
Un soggetto non rintracciato.
Un testimone che non intende confermare quanto attribuitogli.
Un veicolo non disponibile per l’ispezione.
Una documentazione richiesta e mai prodotta.
Un dato tecnico non recuperabile.
L’assenza di un riscontro non deve essere trasformata artificiosamente in prova negativa.
Ma non deve neppure scomparire dall’analisi.
Deve essere correttamente qualificata.
Esiste una differenza sostanziale tra un fatto smentito, un fatto non confermato, un fatto non verificabile e un fatto sul quale esistono elementi tra loro incompatibili.
Per chi deve assumere una decisione liquidativa, questa distinzione è essenziale.
L’investigazione non deve cercare una frode. Deve cercare chiarezza
L’approccio più maturo all’antifrode parte da un principio fondamentale: l’incarico investigativo non costituisce una presunzione di frode.
La funzione dell’accertamento non è costruire a posteriori una motivazione per respingere una richiesta.
È verificare la qualità dell’informazione sulla quale dovrà essere assunta una decisione.
In alcuni casi l’attività investigativa farà emergere criticità significative.
In altri consentirà esattamente il contrario: eliminare dubbi iniziali e restituire alla compagnia un quadro sufficientemente coerente per procedere nella gestione del sinistro.
Anche questo è antifrode.
Perché contrastare le frodi non significa soltanto individuare richieste artificiose.
Significa anche distinguere rapidamente ciò che presenta reali elementi di criticità da ciò che, dopo gli opportuni riscontri, può essere considerato sostanzialmente coerente.
Dal sospetto alla decisione
Il valore di un’analisi antifrode si misura infine sulla sua capacità di essere utilizzata.
Il liquidatore non ha bisogno di un fascicolo che moltiplichi interrogativi.
Ha bisogno di comprendere quali fatti siano stati verificati, quali risultino documentati, quali siano soltanto dichiarati, quali elementi presentino criticità e quali approfondimenti possano concretamente modificare la valutazione.
Analogamente, l’ufficio antifrode o il legale incaricato devono poter ricostruire il percorso che ha condotto a una determinata conclusione.
Per questo una buona investigazione non dovrebbe produrre soltanto informazioni.
Dovrebbe produrre informazioni tracciabili.
Ogni conclusione importante dovrebbe poter essere ricondotta alla propria origine documentale, dichiarativa, fotografica, tecnica o investigativa.
È il passaggio dalla semplice raccolta di notizie alla costruzione di un quadro probatorio leggibile.
La qualità dell’informazione prima della velocità della decisione
Il settore assicurativo è inevitabilmente chiamato a operare all’interno di tempi definiti e su volumi elevati.
Proprio per questo la qualità dell’informazione assume un valore crescente.
Decidere rapidamente sulla base di informazioni frammentarie significa trasferire l’incertezza nella fase successiva del processo.
Disporre invece, già nelle prime fasi, di un quadro investigativo ordinato consente di distinguere le pratiche che possono proseguire normalmente da quelle che meritano un livello diverso di attenzione.
L’antifrode più evoluta non è quindi quella che genera il maggior numero di sospetti.
È quella che riduce l’incertezza.
E ridurre l’incertezza significa offrire a chi gestisce il sinistro una rappresentazione dei fatti nella quale siano immediatamente riconoscibili ciò che è certo, ciò che è compatibile, ciò che richiede approfondimento e ciò che non trova adeguato riscontro.
È in questo punto che l’investigazione assicurativa smette di essere una semplice attività accessoria al fascicolo.
Diventa uno strumento di decisione.

CIR srl 