Antifrode assicurativa 2026: dal rischio alle evidenze | CIR
La vera evoluzione dell’antifrode assicurativa non consiste nell’individuare un numero sempre maggiore di sinistri sospetti. Consiste nel saper distinguere un’anomalia da un’evidenza e un’evidenza da una frode. È in questo passaggio che l’investigazione torna a essere determinante.
I numeri aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno.
Nel 2024, secondo i dati IVASS, in Italia sono stati denunciati oltre 2,5 milioni di sinistri. Di questi, 613.728 sono risultati esposti a rischio di frode e 292.170 sono stati sottoposti a specifici approfondimenti.
Gli stessi dati registrano 37.573 sinistri approfonditi successivamente posti senza seguito e 2.938 casi oggetto di denuncia o querela.
Numeri importanti. Ma è proprio la loro lettura corretta a offrire probabilmente la prima lezione dell’antifrode moderna.
Essere esposti a rischio frode non significa essere fraudolenti.
Ed essere sottoposti ad approfondimento non significa avere già dimostrato una frode.
La distanza che separa questi concetti rappresenta oggi uno degli spazi più delicati nei quali operano strutture Claims, unità antifrode, liquidatori, legali e investigatori.
DAL SOSPETTO ALLA DECISIONE
Per molti anni l’antifrode assicurativa è stata rappresentata soprattutto attraverso il concetto del “sinistro sospetto”.
Oggi questa definizione, da sola, non è più sufficiente.
Le compagnie dispongono di quantità di informazioni enormemente superiori rispetto al passato. Banche dati, strumenti di analisi, telematica, indicatori statistici, sistemi relazionali e progressivamente anche strumenti basati sull’intelligenza artificiale consentono di intercettare configurazioni che meritano approfondimento con una velocità prima impensabile.
Ma proprio l’aumento della capacità di individuare anomalie rende ancora più importante stabilire cosa quelle anomalie significhino realmente.
Un algoritmo può segnalare una ricorrenza.
Una banca dati può evidenziare una relazione.
Una scatola telematica può restituire una sequenza temporale.
Un documento può presentare un’incoerenza.
Una dichiarazione può divergere rispetto a un’altra.
Nessuno di questi elementi, considerato isolatamente, consente necessariamente di formulare una conclusione.
L’antifrode di qualità comincia precisamente quando termina l’automatismo.
RISCHIO FRODE NON SIGNIFICA FRODE ACCERTATA
È la stessa IVASS a richiamare indirettamente questa distinzione.
Nella Relazione annuale pubblicata nel 2026, l’Istituto osserva che nel periodo 2019-2024 la quota media nazionale dei sinistri sottoposti ad approfondimento per rischio frode è stata pari all’11,4%.
Le differenze territoriali sono significative. Napoli raggiunge il 26,9% e Caserta il 25,3%.
Ma IVASS precisa un elemento fondamentale: questo indicatore deve essere interpretato come misura della complessità gestionale del rischio e non come indicatore diretto delle frodi accertate.
È una distinzione di enorme importanza.
Un territorio con un numero elevato di approfondimenti non può automaticamente essere qualificato come territorio nel quale un sinistro è fraudolento.
Allo stesso modo, il luogo di verificazione di un evento non dovrebbe mai diventare una scorciatoia investigativa.
L’indagine deve partire dai fatti.
Il dato statistico può orientare l’attenzione; non può sostituire l’evidenza.
L’ERRORE PIÙ COSTOSO: TRASFORMARE UN INDICATORE IN UNA CONCLUSIONE
Un sistema antifrode efficace deve proteggere la compagnia dalle frodi.
Deve però anche proteggerla dai falsi positivi.
Sospendere impropriamente una liquidazione, formulare valutazioni eccessivamente assertive o attribuire valore probatorio a elementi che possiedono soltanto natura indiziaria può generare costi operativi, contenzioso, incremento dei tempi di gestione e decisioni difficilmente sostenibili nella successiva fase giudiziaria.
Per questo l’investigazione assicurativa non dovrebbe avere come obiettivo quello di “dimostrare che il sinistro è falso”.
L’obiettivo deve essere più rigoroso:
accertare ciò che è verificabile e rappresentare con chiarezza ciò che non lo è.
Può sembrare una differenza linguistica. È invece una differenza metodologica.
L’investigatore che parte dalla necessità di confermare un sospetto rischia di cercare soltanto ciò che sostiene l’ipotesi iniziale.
L’investigatore che parte dai fatti verifica anche gli elementi che possono smentirla.
Ed è precisamente questa seconda impostazione a produrre un risultato realmente utilizzabile dal committente.
L’INVESTIGAZIONE ASSICURATIVA NEL 2026
L’investigazione sui sinistri sta quindi cambiando funzione.
Non è più sufficiente raccogliere una dichiarazione, effettuare un accesso o acquisire alcune fotografie.
La vera utilità deriva dalla correlazione degli elementi.
La dinamica dichiarata deve poter essere confrontata con lo stato dei luoghi.
I danni devono essere messi in relazione con le modalità dell’urto.
Le dichiarazioni devono essere analizzate cronologicamente e confrontate con i dati oggettivi disponibili.
La documentazione sanitaria deve essere letta nel proprio contesto temporale.
Le informazioni telematiche devono essere interpretate considerando provenienza, completezza e limiti del dato.
Le fotografie devono essere valutate in relazione a data, origine e possibilità di attribuzione.
Le eventuali relazioni tra soggetti devono essere accertate senza trasformare la semplice conoscenza reciproca in una presunzione di frode.
È la convergenza di elementi indipendenti a elevare progressivamente la qualità dell’evidenza.
UN VIDEO NON È AUTOMATICAMENTE UNA PROVA. UN DATO GPS NON È AUTOMATICAMENTE UNA VERITÀ ASSOLUTA
La digitalizzazione dei sinistri ha prodotto un’altra conseguenza: una quantità crescente di documentazione viene presentata come se la sua natura digitale le attribuisse automaticamente maggiore attendibilità.
Non è così.
Un filmato privo di una chiara origine, di una collocazione temporale verificabile o di elementi che consentano di attribuirlo con certezza all’evento oggetto di indagine può possedere un valore informativo, ma questo valore deve essere rappresentato correttamente.
Lo stesso principio riguarda fotografie, screenshot, messaggi, informazioni telematiche e geolocalizzazioni.
Il problema investigativo non è soltanto stabilire cosa mostra un documento.
Occorre stabilire anche da dove proviene, quando è stato generato, a cosa è riferibile e quali limiti presenta.
In un sistema antifrode maturo la provenienza dell’evidenza diventa importante quasi quanto il suo contenuto.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ANTIFRODE: ENORME POTENZIALE, MA NESSUNA DELEGA DELLA DECISIONE
Il settore assicurativo sta investendo sempre maggiormente nell’analisi automatizzata dei dati.
IVASS dedica ormai specifici approfondimenti all’utilizzo di modelli statistici, machine learning e intelligenza artificiale nell’attività antifrode, mentre l’evoluzione delle banche dati aumenta progressivamente la capacità di individuare correlazioni e fenomeni seriali.
È un passaggio inevitabile e probabilmente irreversibile.
Ma sarebbe un errore interpretarlo come la sostituzione dell’attività investigativa.
L’intelligenza artificiale può diventare straordinariamente efficace nell’individuazione dell’eccezione.
L’investigazione deve spiegare quell’eccezione.
Un sistema può individuare che determinati soggetti ricorrono in più eventi.
L’indagine deve stabilire quale sia la natura della relazione.
Un modello può evidenziare una dinamica statisticamente anomala.
L’accertamento deve verificare cosa sia effettivamente accaduto.
Una banca dati può produrre un alert.
La funzione antifrode deve decidere se quell’alert meriti approfondimento.
Il futuro non sembra quindi appartenere all’alternativa tra tecnologia e investigazione.
Appartiene alla loro integrazione.
IL VALORE DELLO STATO DEI LUOGHI
Tra gli strumenti più tradizionali dell’attività investigativa assicurativa ve n’è uno che, proprio nell’epoca dell’intelligenza artificiale, conserva un valore straordinario: il sopralluogo.
Un luogo non è soltanto lo sfondo nel quale si sarebbe verificato un incidente.
Larghezza della carreggiata, segnaletica, conformazione dell’intersezione, visibilità, direzioni di marcia, ostacoli, pendenze, condizioni strutturali e possibilità materiali della manovra possono trasformare una ricostruzione narrativa in una dinamica concretamente verificabile.
Quando esiste documentazione fotografica storica, questa può essere confrontata con lo stato attuale.
Quando vengono indicate precise traiettorie, è possibile verificarne la plausibilità.
Quando i danni ai mezzi risultano disponibili, luogo, dinamica e morfologia delle lesioni possono essere letti unitariamente.
È questo passaggio dal racconto alla verifica che attribuisce valore all’attività sul territorio.
ANCHE L’ASSENZA DI RISCONTRO È UN DATO
Non tutte le indagini producono una prova positiva.
E non dovrebbero farlo.
Un testimone può non essere reperibile.
Una persona può legittimamente non voler rilasciare dichiarazioni.
Un documento può non essere acquisibile.
Un veicolo può non essere disponibile per l’ispezione.
Una fonte digitale può risultare priva degli elementi necessari per attribuirle affidabilità.
Un’indagine professionale deve essere capace di rappresentare anche questi limiti.
Dire che un elemento non è stato verificato è spesso investigativamente più utile che attribuirgli una certezza che non possiede.
Per il liquidatore, per il responsabile antifrode e per il legale della compagnia, conoscere il confine tra ciò che è accertato e ciò che resta indeterminato è parte integrante della decisione.
DALLA RELAZIONE INVESTIGATIVA ALLO STRUMENTO DECISIONALE
È probabilmente questo il passaggio sul quale il settore dovrà misurarsi maggiormente nei prossimi anni.
Il destinatario di un’indagine assicurativa non necessita di decine di pagine nelle quali individuare autonomamente, alla fine della lettura, quali siano gli elementi importanti.
Ha bisogno di capire rapidamente:
quale quadro emerge;
quali fatti lo sostengono;
quali criticità sono state individuate;
quali risultanze sono documentate;
quali elementi necessitano ancora di approfondimento;
e soprattutto quale sia la solidità delle evidenze disponibili.
La relazione investigativa evolve quindi da semplice cronaca delle attività svolte a strumento di supporto alla decisione.
È una trasformazione sostanziale.
Significa costruire il documento partendo dalle necessità di chi dovrà utilizzarlo, non soltanto dalle attività compiute da chi lo redige.
LA DIFFERENZA TRA ANOMALIA, INDIZIO ED EVIDENZA
Nel linguaggio quotidiano questi termini vengono talvolta utilizzati come sinonimi.
Nell’antifrode non dovrebbero esserlo.
Un’anomalia segnala che qualcosa merita attenzione.
Un indizio introduce un elemento che può concorrere a sostenere un’ipotesi.
Un’evidenza documentata consente di ancorare quella valutazione a un dato verificabile.
La frode rappresenta invece una conclusione di natura ben più grave e non può essere costruita attraverso una semplice sommatoria di sospetti.
Questo principio diventa ancora più importante quando la relazione investigativa può successivamente entrare in un procedimento civile o penale.
Più aumenta la possibile conseguenza della valutazione, maggiore deve essere la prudenza con la quale viene formulata.
L’ANTIFRODE MIGLIORE NON È QUELLA CHE TROVA FRODI OVUNQUE
Esiste un modo semplice per misurare superficialmente l’efficacia di un’attività antifrode: contare quanti casi vengono classificati come sospetti.
Esiste però un criterio molto più maturo.
Misurare quante decisioni corrette consente di assumere.
Una buona investigazione può portare a evidenziare una frode.
Può giustificare ulteriori approfondimenti.
Può far emergere una discrasia meritevole di attenzione.
Ma può anche confermare la sostanziale coerenza del sinistro e consentire alla compagnia di procedere senza ulteriori costi investigativi o gestionali.
Anche quest’ultimo è un risultato antifrode.
Perché contrastare le frodi non significa ostacolare i sinistri genuini.
Significa separare nel modo più affidabile possibile gli uni dagli altri.
L’ESPERIENZA SUL CAMPO NELL’ERA DEI DATI
CIR opera nell’investigazione assicurativa e antifrode da oltre vent’anni.
In questo arco temporale sono cambiati gli strumenti, le banche dati, la quantità di informazioni disponibili e la velocità con la quale possono essere correlate.
Non è cambiata una regola fondamentale:
un dato diventa realmente utile soltanto quando viene interpretato nel proprio contesto.
È su questo punto che l’esperienza investigativa continua ad avere un peso specifico.
Non per sostituire la tecnologia.
Per darle significato.
Nel rapporto con strutture Claims, Antifrode e Legal, il valore dell’operatore investigativo esterno non dovrebbe pertanto essere misurato sulla capacità di produrre una quantità elevata di informazioni.
Dovrebbe essere misurato sulla capacità di restituire informazioni selezionate, verificabili, tracciabili e realmente spendibili.
Le grandi organizzazioni non hanno bisogno di ulteriori dati.
Ne possiedono già enormi quantità.
Hanno bisogno di chiarezza.
ANTIFRODE ASSICURATIVA: LA PROSSIMA FRONTIERA È LA QUALITÀ DELL’EVIDENZA
Il sistema assicurativo possiede oggi strumenti di individuazione del rischio enormemente più sofisticati rispetto al passato.
Ne avrà ancora di migliori.
L’Archivio Integrato Antifrode, l’evoluzione delle banche dati, l’analisi delle reti relazionali, la telematica e l’intelligenza artificiale aumenteranno ulteriormente la capacità di individuare fenomeni anomali.
La vera sfida sarà trasformare questa capacità di segnalazione in una capacità altrettanto evoluta di verifica.
Perché tra un alert e una frode esiste uno spazio.
È lo spazio dell’accertamento.
Della comparazione.
Della fonte.
Della cronologia.
Del sopralluogo.
Della verifica documentale.
Della compatibilità.
Della prudenza.
In una parola, dell’investigazione.
Ed è probabilmente proprio in questo spazio che si giocherà una parte importante dell’antifrode assicurativa dei prossimi anni.
Il sistema più evoluto non sarà quello capace di sospettare di più. Sarà quello capace di sbagliare di meno.
DOMANDE FREQUENTI SULL’ANTIFRODE ASSICURATIVA
Che cosa significa “sinistro esposto a rischio frode”?
Significa che il sinistro presenta uno o più indicatori che ne suggeriscono l’opportunità di un approfondimento. Non significa che la frode sia stata accertata. La stessa IVASS distingue tra esposizione al rischio, approfondimento e successivi esiti dell’attività antifrode.
Che cosa fa un investigatore nell’antifrode assicurativa?
L’attività può comprendere riscontri sui soggetti, acquisizione di dichiarazioni, sopralluoghi, verifica dello stato dei luoghi, ispezione dei veicoli, analisi documentale, verifica di informazioni digitali, ricerca di relazioni rilevanti e confronto tra dinamica dichiarata ed elementi oggettivamente acquisiti.
Un’anomalia è sufficiente per contestare un sinistro?
No. Un’anomalia costituisce normalmente un elemento che suggerisce un approfondimento. Il suo valore dipende dal contesto e dall’eventuale convergenza con ulteriori elementi indipendenti.
L’intelligenza artificiale sostituirà l’investigazione antifrode?
L’intelligenza artificiale può aumentare enormemente la capacità di individuare correlazioni, ricorrenze e anomalie. La valutazione del significato di tali elementi e la verifica concreta dei fatti continuano tuttavia a richiedere un processo di accertamento.
Perché la tracciabilità delle evidenze è importante?
Perché consente al destinatario dell’indagine di comprendere origine, attendibilità e limiti di ciascun elemento utilizzato nella valutazione. È particolarmente importante quando le risultanze possono assumere rilevanza in sede stragiudiziale o giudiziaria.
CIR Investigazioni
Investigative Intelligence for Insurance & Corporate Risk
L’esperienza investigativa diventa valore quando consente a chi decide di distinguere rapidamente ciò che è ipotizzato da ciò che è realmente verificato.


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